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ven
4
giu '10

Sacra di San Michele

Orbene, son passate ormai due settimane dalla mia gitarella in solitaria alla Sacra di San Michele, ed anche se le foto le ho pubblicate la settimana scorsa nella sezione album fotografico, mancava qualcosa di scritto, qualche appunto e riflessione, ed infatti eccola qui.

Scorcio della Sacra di San Michele

Scorcio della Sacra di San Michele

Le montagne, quelle eteree figure che quasi ogni giorno vedo da casa mia e che scompaiono all’orizzonte appena la nube di inquinamento si infittisce. Questo decisi, quel giorno, che doveva essere il mio obbiettivo di viaggio. Devo dire che ho trovato parecchie difficoltà a trovare le indicazioni per arrivare in Val di Susa. Sembrerò un marziano, però, se magari, come al solito, mettessero qualche cartello stradale in più, sarei felice. Gli ultimi 12Km di stradina di campagna/montagna senza parapetto ed a doppio senso di marcia devo dire che hanno aggiunto un effetto “Dio sto arrivando” alla gitarella festiva! Giunto finalmente nel piazzale, ho chiesto ad un volontario della protezione civile dove fosse un parcheggio, perchè effettivamente mi aspettavo esistesse un parcheggio… come in tutti i luoghi di culto e storici mediamente importanti. Il ragazzo mi ha risposto sulla strada in salita sulla destra. Ok, mi arrampico sulla strada in salita cercando un parcheggio sulla destra, poi qualcosa dopo 100 metri di macchine posteggiate a bordo strada capisco che la vera indicazione era “parcheggia a lato strada sulla destra”, quindi cerco un posto sulla sinistra (perchè a destra c’era lo strapiombo e non ci parcheggiava nemmeno un pazzo in preda ad un crisi di nervi) e la accosto il più possibile al muro di foglie secche, talmente tanto da dover uscire dall’altro sportello incrinandomi un anca sulla manopola del cambio! Scendo claudicante dall’auto ed inizio la mia camminata verso la montagna vicina. Si, avete capito bene “montagna vicina”, perchè la strada dove parcheggiare era su un’altro monte, non la stesso della Sacra di San Michele. Discesa, e risalita lungo il sentiero nel verde molto bello e pieno di turisti spensierati (alcuni vista la mancanza di indicazioni ho visto che andavano nella direzione sbagliata, ma chi ero io per correggerli? :P ). Qualche foto a destra ed a manca alla Sacra, (dove era possibile intravederlo tra il fogliame) e si arriva a dei ruderi di una piccola chiesetta. Proseguendo e salendo ancora si passa affianco al basamento dell’imponente edificio quasi a picco sulla Val di Susa. Un monte a 1000 metri d’altezza con una chiesa abbarbicata in cima e ruderi di un antico monastero. In sintesi questo potrebbe essere quello che si può vedere facendoci una visita. C’è da dire una cosa, sono rimasto shoccato a dir poco, dal dover pagare un biglietto d’ingresso per accedere ad una chiesa cristiana. Eh si, per entrare nella chiesa della Sacra di San Michele si deve pagare, questa cosa non l’avevo mai sentita nemmeno nei miei incubi peggiori. Posso dire che se non mi ci fosse voluta 1 ora e mezza per arrivare lì e se non avessi lasciato la macchina a 2km di salita e discesa di distanza, avrei salutato con la manina (non specifico con quale gesto) e me ne sarei andato. Tanto citato simbolo della cristianità ed antico luogo di pellegrinaggio, diventato simbolo del Piemonte è vergognosamente a pagamento! Ok, da un certo punto di vista posso capirlo, provengo da una scuola di preti rosminiani ed il loro attaccamento al soldo e proverbiale, ma questo lo trovo veramente raccapricciante. Orribile ho anche trovato la nuova statua di San Michele arcangelo posta ai piedi del basamento, una figura dai lineamenti femminili e la fisicità di Arsenio Lupin III. I volontari che fanno la staffetta lungo il percorso sono ben preparati, anche a rispondere ad eventuali domande curiose dei visitatori e praticamente il lavoro lo fanno tutto loro più del posto stesso. L’alone di mistero è in realtà creato più dai racconti storici-misto leggendari che dal luogo, visto che in realtà c’è ben poco da visitare. Diciamo che è un ottimo posto per fare foto panoramiche dall’alto della Val di Susa ma, come interni, non è granchè fotogenico. Ci si può soffermare su piccoli antichi fregi (memento mori) e sbizzarrirsi su quelli ma come foto d’insieme niente di eccitante. La chiesa è abbastanza scarna ed insipida, in gran parte ricostruita dopo lunghi periodi di abbandono, i dipinti sui muri sembrano essere stati fatti in epoche moderne imitando lo stile antico o semplicemente troppo pesantemente restaurati.

Mi ricordo quando ci andai prima del 1994, all’epoca camminando sullo scalone liberamente e senza guide si poteva assaporare lo scorrere dei secoli fra queste mura ed immaginare di essere nel romanzo “Il nome della rosa” che si dice ispirato a questa abbazia. Ora, invece, trovo molto triste il doversi muovere per le scale ed i vari vani in gruppi di persone come mucche al pascolo. La globalizzazione uccide la fantasia ed i sogni, peccato.

ven
28
mag '10

Trovata Nuova Mappa Storica di Torino

Sfogliando un vecchio volume comprato qualche mese fa da una bancarella ho trovato una vecchia cartina del 1896 con ben in evidenza la antica cinta daziaria attorno alla città. Questo muro intermezzato da accessi, ovvero gli edifici daziari, faceva in modo che qualsiasi passaggio di merci, da e per Torino, fosse controllato e tassato. Quella rappresentata nella mappa dovrebbe essere ancora la prima cinta daziaria, costruita nel 1853. Pochi anni dopo la situazione rappresentata in questa cartina, avendo ormai raggiunto la città i bordi della cinta daziaria, si procedette ad un arretramento della stessa sempre più verso l’aperta campagna.

Cartina di Torino del 1896

Cartina di Torino del 1896

Il link alla relativa mappa in alta definizione si trova nella pagina delle mappe

mer
19
mag '10

Trovata Online Nuova Mappa Storica di Torino

La mappa in questione è stata trovata nell’archivio online degli Atti della “Società degli Ingegneri e degli Industriali di Torino” del 1887. E’ incredibile vedere quanto fosse già sviluppato il sistema fognario in un periodo di grande trasformazione ed espansione cittadine come la fine del 1800. Epoca in cui era già stato portato quasi del tutto a termine lo sventramento delle mura difensive millessettecentesche e si procedeva alla costruzione di un sempre maggior numero di vie rotabili per facilitare il trasporto di merci e persone.

P.S. Notare la scritta “Molinetta” invece di “Molinette” per indicare la zona a Sud di Barriera di Nizza, all’epoca ancora identificabile con l’attuale Piazza Carducci, limite estremo cittadino.

1887 - Camilla e Bertolero - Fognatura Citta di Torino

1887 - Camilla e Bertolero - Fognatura Citta di Torino

Il link alla relativa mappa in alta definizione si trova nella pagina delle mappe

mer
12
mag '10

Castello de La Rotta

Scorcio del Castello de La Rotta

Scorcio del Castello de La Rotta

Qualche anno fa sentii parlare di un castello a Sud di Torino che aveva la fama di essere uno dei luoghi più infestati d’Italia. In alcune guide viene addirittura definito come il più infestato in assoluto del nostro paese, sto parlando del castello di La Rotta.

La Rotta è un piccolo borgo ad una decina di chilometri da Torino, facilmente raggiungibile tramite la SS393 in direzione Villastellone. Un laconico cartello sulla destra della strada indica “La Rotta”, il tutto sta a riuscire a farci caso e non passare oltre…

Il 4 Maggio, visto il tempo impietoso (cielo cupo e pioggia ininterrotta), decisi di fare un salto a fare due foto a questo famoso castello. Devo ammettere che a causa di diversi inspiegabili eventi che mi sono accaduti in passato, sono fortemente propenso a credere nell’esistenza degli spiriti, ma a riguardo cerco di darmi sempre tutte le spiegazioni fisiche possibili. Ho già sentito in passato spiacevoli sensazioni in luoghi dove erano avvenuti eccidi ed il tutto senza sapere in precedenza che fossero accaduti in quei luoghi. Forte di questa mia “capacità” decisi di recarmi nei pressi del maniero a dare una occhiata e vedere se sentivo qualcosa di strano. Il viaggio fu così veloce che nemmeno mi accorsi di essere partito, che già ero arrivato! Il luogo si presenta abbastanza triste e desolato, il castello sorge nelle immediate vicinanze dell’autostrada e di un piccolo cavalcavia stradale che vi passa sopra. Una fila di alberi nasconde la facciata principale e la stradina sterrata che vi corre innanzi è di proprietà privata e ne è vietato l’accesso. Nelle immediate vicinanze sorgono pochi edifici, un bar-ristorante dall’altro lato della viuzza ed un vecchio casolare di campagna in lontananza. Il vero a proprio paesino, con annessa chiesa, sorge invece dalla parte opposta del cavalcavia autostradale ed a girarci in una giornata di pioggia come era quella, non risulta molto vivo… eccezion fatta per il continuo andirivieni di auto lungo la stradina principale. La zona del castello risulta quindi essere abbastanza isolata dal punto di vista sonoro (tranne per il rumore delle auto).
Ho letto su numerosi siti che il proprietario del maniero non sopporta i turisti (come dargli torto) ed ha spesso chiamato le forze dell’ordine per allontanarli dalla propria proprietà, per questo motivo ho deciso di tenermi ad una certa distanza dal caseggiato. Forte del mio nuovo teleobbiettivo ho cercato di scattare qualche foto sotto una pioggia torrenziale. Il risultato non è dei migliori e le mie lenti si sono allagate quasi completamente, però, alla fine, ne è valsa la pena. Di strane sensazioni ne ho avute solo nell’avvicinarmi al castello lungo la stradina privata ma potrebbe essere dovuto a suggestione personale, quindi non la conto come esperienza. L’unico rumore che ho sentito è stato un urlare presumibilmente dovuto ad un litigio all’interno del castello. Non ho nemmeno pensato potessero essere fantasmi, come in tutti gli edifici antichi, le voci rimbombano in assenza di mobili e soffitti molto alti.

In se e per se non c’è molto da fotografare, anzi direi quasi nulla. L’edificio versa in condizioni a dir poco pietose, ho letto che qualche anno fa furono effettuati dei lavori sulla struttura al fine di evitarne crolli. In quella occasione furono rinvenuti numerosi scheletri nel cortile interno, inclusi quelli di un cavaliere e di un cavallo. Stranamente negli anni precedenti erano stati segnalati numerosi avvistamenti di un cavaliere a cavallo con al collo un crocifisso d’oro e una spada in mano proprio in quella zona del castello in cui furono ritrovati i resti (con gli stessi oggetti)… ovvero ai piedi dell’unica torre. Numerosi risultano essere gli spettri che si dice girino per il maniero e negli immediati dintorni, monaci sepolti vivi, bambini investiti da carrozze, fanciulle gettatesi dalla torre per sfuggire ad un assalto saraceno e molti altri tutti riconducibili a sventurati eventi avvenuti nel passato dell’edificio. La Rotta è così chiamato (si dice) a causa di una grande disfatta avvenuta in tempo remoti. Difficile sapere quali eserciti si affrontarono in quel luogo e quando esattamente, ma quel nome da qualche parte sarà spuntato ed effettivamente questa risulterebbe una più che valida spiegazione.

In conclusione, un posto un po’ tetro, circondato da strade ed autostrade da tre lati e difficilmente fotografabile a causa della posizione. Consiglio a coloro che vorranno fare qualche foto, di andare di pomeriggio (in modo da avere il sole alle spalle) d’inverno e riprendere la facciata principale dal ponte, attraverso i rami inscheletriti, cosa che purtroppo non mi è stata possibile visto che ormai erano già in fiore.

dom
9
mag '10

Castello di Rivoli

Ingresso del Castello di Rivoli

Ingresso del Castello di Rivoli

Ieri ho deciso di farmi un giro in auto alla ricerca di qualcosa da fotografare che non avessi ancora visto. Le scelte erano principalmente quattro (che non dirò assolutamente per non rovinare la sorpresa) ma il tempo a mia disposizione per l’auto era di sole 2 ore e mezza circa. Preso dal dubbio e dopo aver escluso la prima perchè troppo lontana, mi sono diretto verso la val di Susa.

Diciamo che ancora in preda all’atroce dubbio, ho sbagliato ad imboccare il bivio del Parco Ruffini e preso da una incredibile fila di incroci mi sono ritrovato a Collegno non so nemmeno io come… Una volta svoltato in corso Francia mi sono trovato davanti, sulla collina, il famoso castello di Rivoli. Visto che proprio lui era una delle mete top-secret da visitare in auto mi sono diretto verso l’altura non sospettando cosa in seguito sarebbe successo… Cosa è successo? Semplice, mi sono perso dentro Rivoli! Ad un certo punto mi sono ritrovato in pieno centro storico nel mezzo del passeggio e in vie medievali che vi lascio capire da soli quanto fossero larghe. Naturalmente ovunque ZTL in cui non poter accedere! Il culmine della manovra per uscire è stato fare inversione con la Station Wagon in mezzo ad una di queste vie, bloccando nell’ordine: tutto il passaggio pedonale della via, l’ingresso e l’uscita di un negozio di abbigliamento e quasi entrando in un negozio di fiori. Dopo 40 manovre ed aver sentito (non volendo) i consigli di un capannello di pensionati che aveva accerchiato la macchina dicendo la propria, sono riuscito ad imboccare finalmente un’altra stradina stretta che portava verso il castello, anzi, sarebbe meglio dire “avrebbe portato”, perchè naturalmente la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo. La strada era chiusa per lavori in corso, laconica l’indicazione sul cartello “Strada per il castello chiusa, cercare strade alternative”. Preso dallo sconforto ed essendo passata ormai 1 ora, decido di avviarmi verso casa, ma la fagocitante città di Rivoli non me lo ha permesso e dopo altre stradine medievali, archi sotto cui passare, salite e discese mi sono accodato in una strada in salita non vedendo che davanti a me c’era un pullman da turismo che andava al pelo nella strada. La logica conclusione è stata che tutta la via è stata fatta ai 2km orari sperando di non dover andare a marcia indietro perchè il pullman non ci passava… Fortunatamente alla fine della via c’era il tanto agognato castello. Trovo posteggio (gratuito! Parola per noi torinesi quasi impossibile da vedere affianco a “parcheggio”), prendo l’ambaradan fotografico e scendo.

Devo dire che il panorama è molto bello, un po’ tutto simile, ma si spinge molto lontano. Si vede un po’ di tutto. La giornata non era delle migliori atmosfericamente parlando, ma si poteva vedere la spaccatura di 13km di corso Francia ed in fondo sulla collina, la Basilica di Superga. Ad occhio mi sembra di aver riconosciuto anche il vecchio edificio di Ikea di Grugliasco e Le Gru, ma non ne sono assolutamente certo. Dopo aver fotografato in lungo ed in largo il panorama, decido che è giunto il momento di andare a dare una occhiata al castello. Che dire? Enorme delusione! Una accozzaglia di antico, vecchio e moderno. Specchi accanto a muratura settecentesca, lastre di zinco a proteggere da infiltrazioni. Tutto questo collegato al fatto di aver scoperto che una buona metà dell’edificio è stato abbattuto durante la Guerra e mai più ricostruito e che quello che era stato abbattuto non era mai nemmeno stato completato!

Le porte d’accesso con intarsi bianchimi hanno ricordato (non so perchè) il Museo d’Artiglieria di Torino. L’aspetto è colossale anche se gran parte dell’edificio è da tempo assente. Non condivido assolutamente la scelta di utilizzare materiali come vetro riflettente e zinco per completare le parti mancanti in maniera del tutto non corrispondente al disegno originario. Mi ha dato un po’ come di voler tappare i buchi alla bell’e meglio. Sarà che io non impazzisco per l’arte contemporanea e guardacaso lì, in una ex manica dell’edificio vi è proprio un museo di quel tipo di arte… Un innesto di vetro e metallo aggettante da una facciata interna permette probabilmente di fotografare la struttura come stando sospesi nel vuoto. Una bell’idea anche se a mio dire realizzata male (ed economicamente). Purtroppo il tempo a mia disposizione per la visita era di solo mezz’ora e son dovuto scappare via senza visitare l’interno della struttura. Da quanto ho capito il mobilio che vi era è stato rubato e/o distrutto quindi immagino che si possano visitare solo me mostre ed il museo, prima o poi ci farò un salto a controllare.

Per tortare a casa mi sono dovuto riperdere per Rivoli per altri 40 minuti, stavo quasi disperando di tornare a casa, invece ci sono arrivato, anche se con 30 minuti di ritardo sulla tabella di marcia.

Ma se per caso il comune di Rivoli decidesse di mettere qualche cartello stradale in più e qualche rotonda in meno? Mi stava venendo la sindrome del giostraio a forza di girare di rotonda in rotonda!

P.S. in una allucinazione mi è parso passando per Corso Francia di intravedere fra delle sbarre di un edificio il vecchio Ristotram che fermava sotto la mia ex casa in Piazza Carducci alla fine degli anni 80. Sto ancora cercando di capire se era un sogno o se era reale, anche perchè non mi pare che in corso Francia ci siano le rotaie…