Orbene, son passate ormai due settimane dalla mia gitarella in solitaria alla Sacra di San Michele, ed anche se le foto le ho pubblicate la settimana scorsa nella sezione album fotografico, mancava qualcosa di scritto, qualche appunto e riflessione, ed infatti eccola qui.
Le montagne, quelle eteree figure che quasi ogni giorno vedo da casa mia e che scompaiono all’orizzonte appena la nube di inquinamento si infittisce. Questo decisi, quel giorno, che doveva essere il mio obbiettivo di viaggio. Devo dire che ho trovato parecchie difficoltà a trovare le indicazioni per arrivare in Val di Susa. Sembrerò un marziano, però, se magari, come al solito, mettessero qualche cartello stradale in più, sarei felice. Gli ultimi 12Km di stradina di campagna/montagna senza parapetto ed a doppio senso di marcia devo dire che hanno aggiunto un effetto “Dio sto arrivando” alla gitarella festiva! Giunto finalmente nel piazzale, ho chiesto ad un volontario della protezione civile dove fosse un parcheggio, perchè effettivamente mi aspettavo esistesse un parcheggio… come in tutti i luoghi di culto e storici mediamente importanti. Il ragazzo mi ha risposto sulla strada in salita sulla destra. Ok, mi arrampico sulla strada in salita cercando un parcheggio sulla destra, poi qualcosa dopo 100 metri di macchine posteggiate a bordo strada capisco che la vera indicazione era “parcheggia a lato strada sulla destra”, quindi cerco un posto sulla sinistra (perchè a destra c’era lo strapiombo e non ci parcheggiava nemmeno un pazzo in preda ad un crisi di nervi) e la accosto il più possibile al muro di foglie secche, talmente tanto da dover uscire dall’altro sportello incrinandomi un anca sulla manopola del cambio! Scendo claudicante dall’auto ed inizio la mia camminata verso la montagna vicina. Si, avete capito bene “montagna vicina”, perchè la strada dove parcheggiare era su un’altro monte, non la stesso della Sacra di San Michele. Discesa, e risalita lungo il sentiero nel verde molto bello e pieno di turisti spensierati (alcuni vista la mancanza di indicazioni ho visto che andavano nella direzione sbagliata, ma chi ero io per correggerli?
). Qualche foto a destra ed a manca alla Sacra, (dove era possibile intravederlo tra il fogliame) e si arriva a dei ruderi di una piccola chiesetta. Proseguendo e salendo ancora si passa affianco al basamento dell’imponente edificio quasi a picco sulla Val di Susa. Un monte a 1000 metri d’altezza con una chiesa abbarbicata in cima e ruderi di un antico monastero. In sintesi questo potrebbe essere quello che si può vedere facendoci una visita. C’è da dire una cosa, sono rimasto shoccato a dir poco, dal dover pagare un biglietto d’ingresso per accedere ad una chiesa cristiana. Eh si, per entrare nella chiesa della Sacra di San Michele si deve pagare, questa cosa non l’avevo mai sentita nemmeno nei miei incubi peggiori. Posso dire che se non mi ci fosse voluta 1 ora e mezza per arrivare lì e se non avessi lasciato la macchina a 2km di salita e discesa di distanza, avrei salutato con la manina (non specifico con quale gesto) e me ne sarei andato. Tanto citato simbolo della cristianità ed antico luogo di pellegrinaggio, diventato simbolo del Piemonte è vergognosamente a pagamento! Ok, da un certo punto di vista posso capirlo, provengo da una scuola di preti rosminiani ed il loro attaccamento al soldo e proverbiale, ma questo lo trovo veramente raccapricciante. Orribile ho anche trovato la nuova statua di San Michele arcangelo posta ai piedi del basamento, una figura dai lineamenti femminili e la fisicità di Arsenio Lupin III. I volontari che fanno la staffetta lungo il percorso sono ben preparati, anche a rispondere ad eventuali domande curiose dei visitatori e praticamente il lavoro lo fanno tutto loro più del posto stesso. L’alone di mistero è in realtà creato più dai racconti storici-misto leggendari che dal luogo, visto che in realtà c’è ben poco da visitare. Diciamo che è un ottimo posto per fare foto panoramiche dall’alto della Val di Susa ma, come interni, non è granchè fotogenico. Ci si può soffermare su piccoli antichi fregi (memento mori) e sbizzarrirsi su quelli ma come foto d’insieme niente di eccitante. La chiesa è abbastanza scarna ed insipida, in gran parte ricostruita dopo lunghi periodi di abbandono, i dipinti sui muri sembrano essere stati fatti in epoche moderne imitando lo stile antico o semplicemente troppo pesantemente restaurati.
Mi ricordo quando ci andai prima del 1994, all’epoca camminando sullo scalone liberamente e senza guide si poteva assaporare lo scorrere dei secoli fra queste mura ed immaginare di essere nel romanzo “Il nome della rosa” che si dice ispirato a questa abbazia. Ora, invece, trovo molto triste il doversi muovere per le scale ed i vari vani in gruppi di persone come mucche al pascolo. La globalizzazione uccide la fantasia ed i sogni, peccato.



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